11 ottobre 2010

Sintesi documenti Assemblea di Varese

A seguire le sintesi dei documenti approvati all'Assemblea di Varese del Pd, i documenti completi sono sul sito del PD nazionale. Tali documenti saranno oggetto delle discussioni dei prossimi mesi. 

La scuola che vogliamo

SINTESI del documento

8 ottobre 2010

Nuovo piano straordinario per un’educazione di qualità da 0 a 6 anni
Trasformare l’asilo nido da servizio a domanda individuale a diritto educativo di ogni bambina e bambino. Assicurare a tutti i bambini un posto nella scuola dell’infanzia.


Dare certezza di funzionamento alle scuole
Ogni scuola deve poter contare su un triennio certo di programmazione.
Né organico di diritto, né di fatto, ma solo quello che serve a dare continuità all’insegnamento: assegnare un organico funzionale che includa, anche per reti di scuole, personale stabile per le supplenze brevi e professionalità specializzate a supporto dei ragazzi con bisogni speciali (autismo, dislessia, discalculia).
Questo sistema comporta molti vantaggi a parità di spesa: il superamento del precariato scolastico; la programmazione certa dei fabbisogni di insegnanti e conseguente piano di reclutamento; la piena autonomia delle scuole nell’organizzazione della didattica per raggiungere l’obiettivo del successo scolastico dei ragazze e delle ragazzi.


Scuola primaria

Vogliamo l’estensione a tutto il Paese del tempo pieno e del modulo a 30 ore con le compresenze.
È dimostrato che questo modello garantisce più alti livelli di apprendimento.


Definitiva attuazione del Titolo V

Gli uffici scolastici regionali trasferiti dal ministero alle Regioni, alle quali spetta definire il dimensionamento e il numero delle autonomie scolastiche, la distribuzione nel territorio delle scuole, le specializzazioni nella scuola superiore.
Passare dai livelli essenziali delle prestazioni (Lep) ai livelli essenziali degli apprendimenti e delle competenze (Leac) per garantire l’unitarietà dell’ordinamento dell’istruzione: un ragioniere di Torino deve avere le stesse competenze di uno di Trapani, competenze utili a raggiungere gli obiettivi di Lisbona e gli standard internazionali.


Formare e reclutare gli insegnanti di domani

Serve una terapia d’urgenza per il precariato, immettendo in ruolo a tempo indeterminato i posti che ora sono coperti con incarichi annuali e quindi già considerati nella spesa.
Il personale scolastico deve restare in servizio per non meno di 3 anni nella stessa scuola per garantire la continuità didattica.
No alla chiamata diretta.
Introdurre la formazione in servizio obbligatoria e certificata.


Lotta alla dispersione

Il tasso più alto di dispersione scolastica si ha tra gli 11 ei 16 anni. Servono quindi dei raccordi tra medie e biennio delle superiori che vogliamo unitario per aiutare i ragazzi a fare scelte più consapevoli.
Obbligo di istruzione a 16 anni.
Realizzare in tutta Italia le anagrafi regionali degli studenti (a oggi ne abbiamo 11 su 20 Regioni).

Investire sull’istruzione tecnica e professionale di qualità

Armonizzare il sistema dell’istruzione, di competenza dello Stato con quello della formazione professionale, di competenza delle Regioni.
Il divario territoriale è una delle criticità più rilevanti, da affrontare con
1) fissazione dei Livelli essenziali di apprendimento e competenze
2) la legge sull’apprendimento permanente
3) il riconoscimento, la validazione, la certificazione pubblica dei crediti e delle competenze e l’accreditamento delle strutture formative


Piano straordinario per l’edilizia scolastica

Due scuole su tre non sono a norma di legge.
In Italia solo il 46 % delle scuole ha il certificato di agibilità statica, contro il 98 % della Germania, il 93 % della Francia e il 92 % dell'Inghilterra.
Le risorse stanziate, anche dall’ultimo governo di centro sinistra, spesso non possono essere spese dagli enti locali per i vincoli imposti dal patto di stabilità interno. Chiediamo per questo che dal patto vengano escluse le spese per l’edilizia scolastica.

Coltiviamo il futuro. Proposte per l’agricoltura italiana

SINTESI del documento

8 ottobre 2010

Stabilizzare le agevolazioni contributive per aree svantaggiate e di montagna
Il 31 luglio sono scadute le proroghe per le agevolazioni contributive per le aziende agricole situate in territori montani e in aree svantaggiate. Non confermarle comporta l’aumento del costo del lavoro per queste imprese fra il 15 e il 25%.
La proposta del Pd è di arrivare a una stabilizzazione delle agevolazioni per evitare un ulteriore aumento dei costi di produzione che danneggerebbero agricoltori e consumatori.


Riduzione dell’ accisa sul gasolio per le coltivazioni in serra

Il governo non ha confermato la riduzione dell’accisa per il gasolio per le imprese agricole impegnate in coltivazioni in serra: florivivaisti e produttori ortofrutticoli.
Queste imprese si sono trovate un aumento del gasolio e quindi dei costi di produzione e rischiano di precipitare fuori dal mercato.


Fondo di Solidarietà Nazionale

Ripristinare interamente il fondo per incentivare le assicurazioni contro le calamità naturali in agricoltura, svuotato dal governo. Se le cose non cambiano si rischia di fare passi indietro che, anziché favorire il passaggio dal pagamento a piè di lista dei danni subiti a un sistema di assicurazione privata, rischia di far fare dei passi indietro in un percorso che l’Europa ci invidia.


Fondo per il settore lattiero e caseario

Dopo la vicenda delle quote latte, nella quale il governo ha premiato di nuovo i furbi a danno degli onesti, è necessario reperire le risorse per coloro che negli anni hanno prodotto latte rispettando le regole, acquistando quote o affittandole per restare nei limiti della loro produzione. Questo fondo, previsto nella legge 33 del 2009, è stato totalmente dimenticato.


Dalla parte dei consumatori e dei cittadini

Il primo obiettivo della nuova politica agroalimentare che propone il Pd è di avvicinare il consumatore alla produzione attraverso interventi di sostegno ai negozi in città gestiti dagli agricoltori, alla vendita diretta presso le aziende e dei prodotti biologici nei bandi per le mense degli Enti pubblici.
Accanto a questi provvedimenti è comunque necessario rafforzare, con norme adeguate, la tracciabilità e l’etichettatura per contrastare frodi e sofisticazioni sulla provenienza e l’origine dei prodotti.

Per una profonda riforma dello Stato e delle Autonomie

SINTESI del Documento

8 ottobre 2010

Le idee del Pd su federalismo, risorse e riordino dei poteri

È necessario rimettere sui giusti binari la riforma autonomistica, guardando a essa non solo come un passaggio ineludibile sul cammino del riassetto politico-istituzionale e del risanamento della finanza pubblica: essa è anche uno strumento essenziale per la ripresa economica, per una più forte competitività del sistema Italia, per assicurare la coesione sociale.

1) Dobbiamo pensare a rafforzare l’azione degli Enti locali nelle zone più difficili del Paese con meccanismi di sostegno “fra pari” (diffusione delle migliori pratiche tra Comuni, Provincie e Regioni) e di affiancamenti propriamente federali (non solo poteri sostitutivi, ma strumenti di governance condivisi)

2) Gli obiettivi più volte sbandierati dal governo, il riordino delle competenze, la semplificazione dei livelli amministrativi, il risparmio virtuoso della spesa aggregata sono stati tutti disattesi. Al di là di qualche fiammata demagogica, che non ha esitato a cavalcare le più negative campagne di delegittimazione dei poteri locali e regionali, i risultati sono nulli. È il federalismo delle chiacchiere, non dei fatti concreti


Partiamo dai cittadini

La riforma autonomistica è tutt'altro che un derby fra gli amministratori dello Stato e quelli delle autonomie. Bisogna mettere al centro della riforma il cittadino, il bisogno di regole, di semplicità, di partecipazione. È l’occasione per migliorare le istituzioni e, al tempo stesso, per coinvolgere i più ampi strati della cittadinanza, e in particolare i giovani, le donne e il volontariato.


Lo Stato dimagrisca a Roma e nei territori

A Roma e nei territori lo Stato deve riorganizzarsi e dimagrire notevolmente. Esiste una grande quantità di uffici, sedi decentrate, rappresentanze varie di ministeri, agenzie statali e enti parastatali che assorbono risorse ingenti in modo improduttivo e talvolta si sovrappongono alle competenze locali.


Superiamo duplicazioni e confusioni

La riforma deve ottenere il superamento delle duplicazioni, delle sovrapposizioni di competenza, della confusione di ruoli tra Stato, Regioni ed Enti locali. Purtroppo ancora siamo lontani da questo traguardo.
Non inseguiamo l'ideale astratto e non praticabile di liste rigide di competenze separate tra i diversi livelli istituzionali. I poteri concorrenti non sono una maledizione se ben congegnati e gestiti nell'ottica della leale cooperazione interistituzionale.


Rigore e sobrietà nella politica e nella Pubblica Amministrazione

Il sistema delle autonomie che risulterà da questa riforma dovrà essere meno costoso di quello che si è consolidato fino a oggi, senza far mancare le risorse per i servizi essenziali.
Noi difendiamo strenuamente il valore e la dignità delle istituzioni, degli amministratori e dei lavoratori pubblici, della rappresentanza politica democratica contro ogni campagna populistica e strumentale. Proprio per questo il Pd propone senza esitazione l'esigenza di sobrietà e di rigore nell'uso delle risorse. E con essa l'urgenza di individuare soglie oggettive di riferimento (nazionali e internazionali) cui agganciare i limiti massimi di spesa per il governo locale, per la rappresentanza, per l'amministrazione attiva.
Proporremo anche meccanismi di responsabilità individuale e collettiva in caso di
sforamento di questi tetti.

 

Fisco 20, 20, 20: la road map per liberare i produttori, la progressività, il federalismo

SINTESI del documento
8 ottobre 2010
Il contrasto all’evasione e all’elusione fiscale

Una sostanziale riduzione dell’evasione e dell’elusione fiscale è condizione necessaria per realizzare le riforme proposte. Non possiamo avere livelli di imposizione europei e livelli di evasione sudamericani, dato il nostro debito pubblico. L’obiettivo di medio periodo, ossia la durata ordinaria di una legislatura, dovrebbe essere portare l’evasione italiana ai livelli medi dell’area euro. Il termini quantitativi vorrebbe dire dimezzarla e arrivare al recupero di 40-50 miliardi di euro l’anno.
Per realizzare tale ambizioso, ma non impossibile obiettivo, si dovrebbe procedere lungo due strade: i controlli a posteriori attraverso l’uso efficiente e sinergico delle informazioni già a disposizione delle amministrazioni pubbliche; l’innalzamento della fedeltà nel pagamento delle tasse attraverso un’azione preventiva. Il governo Berlusconi ha prima eliminato i provvedimenti per combattere l’evasione fiscale, poi ha fatto i condoni per i grandi evasori (lo scudo) e infine, costretto dalla realtà, ha reintrodotto qualche pezzo di intervento contenuto nei provvedimenti di contrasto all’evasione che erano stati cancellati. La ricetta del governo ha fallito.


Irpef 20 per cento

La prima aliquota viene tagliata dal 23 al 20% e si fa in modo che vi sia un vantaggio per i giovani e per gli ultra-settantacinquenni.


Aumento delle detrazione e recupero fiscal drag per i dipendenti

La cancellazione del recupero del fiscal drag da parte del governo di centrodestra ha penalizzato i lavoratori dipendenti. Oltre a prevedere il miglioramento dello detrazioni per i dipendenti, il Pd prevede di reintrodurre il meccanismo che evita un aumento della pressione fiscale dovuto all’inflazione.


Bonus figli

Per il sostegno alla famiglia si introduce il “bonus per i figli”, per dipendenti, parasubordinati, indipendenti (autonomi, professionisti, imprenditori).


Lavoro femminile

Per incentivare il lavoro femminile e sostenere la famiglia, si introduce una consistente detrazione fiscale ad hoc per il reddito da lavoro delle donne in nuclei familiari con figli minori.


Lavoro autonomo, professionale ed impresa al 20%

Si elimina gradualmente l’Irap sul costo del lavoro.
Si premia chi scommette sulle sue capacità imprenditoriali e sulla propria azienda: la parte di reddito reinvestita nella propria azienda, nella propria attività professionale, nella propria società non viene tassata. Il reddito ordinario percepito dal lavoratore autonomo, dall’imprenditore individuale, dalla società di persone viene tassato al 20%. Soltanto la parte eccedente va in Irpef.

Per le società di capitale, la parte di profitti ordinari reinvestiti nell’azienda non viene tassata. La vigente aliquota Ires si applica solo agli extra-profitti.


Studi di Settore

Proponiamo una profonda riforma degli Studi di settore per evitare che continuino a essere una sorta di minimum tax, iniqua nei confronti dei contribuenti di dimensioni minori e, al tempo stesso, inefficace contro l’evasione. La riforma prevede, tra l’altro, la riduzione del numero degli Studi (oggi oltre 200), la revisione delle modalità di calcolo e un piano straordinario di formazione degli operatori dell’Agenzia delle entrate sul corretto funzionamento degli Studi e la modifica dei criteri di attribuzione della retribuzione di risultato.


Ambiente in primo piano

Negli ultimi anni, grazie ai governi del centrosinistra, si sono fatti importanti passi avanti in termini di fiscalità ambientale. Il governo Berlusconi ha bloccato il cammino. Vogliamo riprendere il cammino seguendo il principio della “responsabilità condivisa” e del “chi inquina paga”. L’obiettivo è comprendere nel conto il costo di risorse naturali scarse e non rinnovabili e le emissioni di agenti inquinanti, spostare il carico fiscale dal lavoro alle risorse ambientali utilizzate nei processi produttivi e dai consumi nocivi ai consumi sostenibili. 
 

impariamo a vivere insieme

SINTESI del documento
8 ottobre 2010
Accordi bilaterali

Gli accordi bilaterali avviati dai governi di centrosinistra (il 90% di quelli esistenti) hanno dimostrato di essere la strada più efficace per governare l’immigrazione. La Lega e il centrodestra ripetono “aiutiamoli a casa loro”, ma il governo Berlusconi ha ridotto le risorse per la cooperazione. Risultato: un fallimento.
Bisogna invece estendere quegli accordi e rendere operative intese che prevedano l’impegno reciproco per il contrasto all’immigrazione clandestina - terreno su cui l’Italia deve migliorare e non recedere - e l’ingresso di quote regolari tra mercati del lavoro nazionali, mercato unico europeo, area Schengen, all’interno di una politica estera di pace e cooperazione.
La dimensione puramente nazionale, però, non è sufficiente a governare un fenomeno che è per sua natura sovranazionale. L’Unione europea è impegnata da tempo nella definizione di accordi bilaterali in materia di immigrazione con i Paesi terzi di origine e transito dei flussi migratori. Occorre incrociare questo sforzo con la dimensione nazionale.


Chi nasce e cresce in Italia è italiano

Sono 864.000 i figli degli immigrati che vivono in Italia, nel 1992 erano 50.000: in queste cifre è scritto il cambiamento che l’Italia ha vissuto nell’arco di 20 anni. Questi bambini e ragazzi crescono con i nostri figli, frequentano le nostre scuole, i nostri centri sportivi, le nostre piazze e le nostre discoteche.
Sono italiani di fatto, ma stranieri per la legge perché la nostra legge sulla cittadinanza obbliga a risiedere in modo continuativo per 18 anni nel nostro Paese prima di poter rivolgere la domanda per ottenerla. In nessuno stato europeo esiste una legge così ostile nei confronti dei minori.
Bisogna preparare questi figli dell’immigrazione a essere membri della nostra comunità con relativi diritti, ma anche doveri. Per questo bisogna modificare la legge in vigore sulla cittadinanza e prevedere che i figli di genitori stranieri, da alcuni anni residenti nel nostro Paese, che nascono in Italia o che arrivano bambini in Italia, al momento della nascita o quando concludono il primo ciclo scolastico possono essere riconosciuti come cittadini italiani.


La scuola

Gli alunni figli di immigrati sono il 7 per cento della popolazione scolastica. Prezioso è, in tutto questo, il lavoro silenzioso degli insegnanti che fanno della scuola pubblica italiana una formidabile fucina della convivenza. Siamo impegnati a sostenere questo carattere inclusivo, pubblico e universalistico della scuola e a contrastare le gravi politiche del governo. Il primo passo resta l’apprendimento della lingua e della cultura italiana per i bambini e per gli adulti. Per questi ultimi proponiamo un programma nazionale della scuola pubblica in sinergia con il volontariato, le associazioni e le imprese.


Residenza europea

Dalla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea potrebbe scaturire una Carta europea dei diritti dei migranti che attribuisca ai migranti quelli che la Carta riconosce come diritti della persona.
Si potrebbe inoltre estendere ai migranti lungo-residenti la cittadinanza di residenza e consentire loro forme adeguate di partecipazione politica a livello locale in tutta l’Unione europea.


Chiudere la fabbrica della clandestinità con il lavoro legale e l’integrazione sui territori

Dobbiamo promuovere un patto per la dignità e la legalità del lavoro che combatta lo sfruttamento, il lavoro sommerso e irregolare che colpisce gli italiani e gli immigrati.
Ecco i punti della nostra piattaforma:
1)utilizzare tutti gli strumenti già disponibili per l’emersione del lavoro irregolare
2)prevedere l’introduzione del nostro ordinamento del reato di grave sfruttamento del lavoro (caporalato), aggravato quando interessa minori e migranti clandestini
3)estendere ai lavoratori immigrati gli ammortizzatori sociali previsti per i lavoratori italiani
4)ridurre i tempi per il rilascio ed il rinnovo dei permessi di soggiorno
5)adottare forme di regolarizzazione ad personam per evitare il formarsi di cicliche “bolle” di irregolarità che poi comportano il ricorso alle periodiche sanatorie. Tali regolarizzazioni dovrebbero essere attuate sulla base di requisiti: il lavoro, la casa, il rispetto delle leggi, la buona integrazione. Potrebbe riguardare coloro che contribuiscono all’individuazione di fattispecie criminali legate all’immigrazione; per coloro che compiono atti di rilevanza umanitaria e sociale
6)riattivare le quote dell’ingresso regolare e semplificare le procedure
7)applicare l’articolo 18 del decreto legislativo 286/98 che prevede un permesso di soggiorno umanitario per le persone che denunciano i propri sfruttatori
8)applicare la direttiva del 18 giugno 2009 che impegna gli Stati membri dell’Unione europea a sanzioni e provvedimenti nei confronti dei datori di lavoro che impiegano cittadini di Paesi terzi il cui soggiorno è irregolare
9)incentivare il rimpatrio volontario degli irregolari sulla base di quanto previsto dalla direttiva europea 2008/115/EC
10)prevedere l’inserimento dei rifugiati e delle persone vittime di tratta tra le categorie svantaggiate che possono essere inserite nella cooperazione sociale attraverso la modifica della relativa legge 382/91
11)ingresso per ricerca di lavoro sponsorizzata e garantita da istituzioni e organizzazioni certificate (sindacati, associazioni di imprenditori, istituzioni pubbliche)
12)ingresso per ricerca di lavoro su domanda dei singoli, dietro prestazioni di garanzia da parte del richiedente entro tetti numerici prefissati
13)la conversione del permesso di soggiorno ad altro titolo in permesso di soggiorno per lavoro, in presenza di determinate condizioni
14)l’ingresso di persone con profili professionali di alta qualità che apportino particolari contributi alle conoscenze scientifiche e tecnologiche, o alla qualità anche artistica della produzione, o che esercitino attività di riconoscimento e particolare valore sociale


Votare per partecipare

Il diritto di voto amministrativo per gli immigrati rientra dentro il processo di “manutenzione” della democrazia. La partecipazione politica in forme uguali agli italiani facilita la collaborazione e la ricerca di interessi comuni, favorisce l’apprendimento di regole e pratiche democratiche, incentiva l’integrazione politica e abbassa i rischi di conflitto interetnico e di corporativismo.


Moschee e burka

La Costituzione italiana prevede la libertà religiosa e il suo esercizio quale diritto umano fondamentale. Attraverso lo strumento delle intese tra Stato italiano e confessioni religiose, l’esercizio di questo diritto è riconosciuto e praticato nel nostro Paese. Proprio per questo non si può continuare ad eludere la questione dell’esercizio della religione musulmana, la seconda religione d’Italia.
È inoltre essenziale che il governo solleciti le molte comunità musulmane a costruire tra loro un punto di sintesi per definire finalmente l’Intesa tra lo Stato e questa religione.
Burka: no al volto coperto.


Respingimenti: legge e diritti

Il diritto di richiedere asilo e il diritto di non essere respinti verso un Paese dove si corra il rischio di morte o di subire trattamenti disumani e degradanti sono sanciti dalla Convenzione di Ginevra e dalla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea.
Le intercettamenti in mare e i rimpatri sono leciti solo nel pieno rispetto dei diritti umani a partire dal diritto del migrante intercettato di avanzare domanda di asilo e di protezione umanitaria.
Ci sono punti irrinunciabili per garantire il rispetto della Convenzione di Ginevra:
1)Nel caso di riaccompagnamento o respingimento al Paese d’origine/transito, al migrante deve essere garantito il diritto di rivolgere domanda di asilo per il tramite dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR). Le domande devono essere esaminate con le garanzie giuridiche prescritte e in tempi ragionevoli. Queste condizioni oggi non esistono.
2)Deve esserci accordo tra il Paese di destinazione degli intercettati/riaccompagnati, il Paese che opera l’intercettazione e gli altri Paesi europei sui criteri per l’insediamento di coloro la cui domanda di asilo è stata accolta. Ricordiamo che un criterio proporzionale (il PIL di ogni Paese, per esempio) di ridistribuzione dei richiedenti asilo tra i 27 Paesi europei, addosserebbe all’Italia un numero di ospiti maggiore dell’attuale.
Per quanto riguarda il Trattato tra Italia e Libia il governo italiano deve applicarlo in tutte le sue parti, a partire dagli artt. 1 e 6 che impegnano le parti ad adempiere agli obblighi “derivanti dai principi e dalle norme del Diritto Internazionale universalmente riconosciuti”; deve intervenire sul governo libico perché sia riattivato l’ufficio dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite, gestito da una commissione mista libico-europea, per consentire l’attivazione della procedura del diritto d’asilo; deve inoltre rispettare l’ordine del giorno presentato dal Pd al Senato e accolto dal governo per un coinvolgimento del Parlamento medesimo nella gestione dell’Accordo Italia – Libia.


Rom

Dalle persone rom bisogna esigere il rispetto delle regole. Al contempo offrire loro le opportunità di inserimento nella società. A partire dall’obbligo scolastico dei bambini e dal superamento dei campi rom, dannosi sia per loro che per i cittadini italiani. Esistono nel nostro Paese molte esperienze positive di integrazione. L’Unione europea ha messo a disposizione da anni risorse per l’integrazione della comunità rom, che il governo italiano non ha usato.

Pd, partito della convivenza tra italiani e migranti
I circoli del Pd possono e devono diventare protagonisti della civile convivenza attraverso un lavoro sul territorio che coinvolga i cittadini italiani e gli immigrati. Possono e devono favorire l’incontro e la conoscenza reciproca, attraverso attività concrete come il coinvolgimento delle associazioni degli immigrati, i corsi di lingua e cultura italiana, la conoscenza e la promozione delle altre culture, il coinvolgimento dei giovani e delle donne. Ci sono esperienze importanti come quella del Circolo Esquilino di Roma o i Circoli di via Padova a Milano. 
 

Mobilità

SINTESI del documento
8 ottobre 2010
Estendere i sistemi tariffari integrati regionali, che permettono ai viaggiatori di usare i diversi mezzi di trasporto regionale con lo stesso titolo di viaggio.
Favorire l’ingresso di operatori privati, italiani e stranieri, le iniziative di partnership o di aggregazione tra operatori sia ferroviari che automobilistici.
L’Alta Capacità deve diventare un fatto concreto in modo da aumentare la frequenza dei treni e garantire un servizio migliore, usando al meglio le tracce lasciate libere dall’AV.
Ampliare il territorio di competenza su cui erogare il servizio integrato di TPL per migliorare le economie di scala delle Aziende e avere, sempre nell’ambito della concorrenza, una maggiore efficienza ed economicità.
Ridare agli Enti locali le risorse sottratte ingiustamente solo qualche mese fa.
Favorire il coinvolgimento degli utenti nell’organizzazione del servizio di TPL.
Lavorare fattivamente per il varo dell’Agenzia per la sicurezza, che deve essere condotta rapidamente a regime e messa in condizione di funzionare.


Per migliorare la logistica e aumentare la competitività bisogna una volta per tutte realizzare l’intermodalità.


Le caratteristiche geografiche (una penisola allungata nel mare più trafficato del pianeta e con molti ostacoli naturali che rendono difficili gli spostamenti), quelle economiche (una struttura produttiva caratterizzata da moltissime piccole aziende polverizzate sul territorio) e quelle storiche (8.000 grandi e piccoli comuni diffusi sul territorio) ci devono spingere verso scelte chiare:
1)usare molto la ferrovia per le merci sui lunghi spostamenti (con gli incentivi del ferrobonus) e il trasporto su gomma negli altri casi
2)scambiare le merci tra ferro e gomma in grandi e organizzati interporti
3)valorizzare il sistema della portualità e collegarlo con adeguati snodi ferroviari tecnologicamente avanzati, sostenendolo anche attraverso l’autonomia finanziaria
4)rilanciare l’idea vincente delle “autostrade del mare” in connessione con ferro e gomma
5)ridare dignità a lavoratori e aziende dell’autotrasporto mettendoli nelle condizioni di stare sul mercato, riducendo la frammentazione, eliminando l’intermediazione parassitaria e contrastando la criminalità organizzata.
 

Pensare al piccolo per crescere alla grande

SINTESI del documento
8 ottobre 2010
Pubblica amministrazione e semplificazione per un risparmio di spesa generale

1)Procedimenti unici semplificati su igiene-ambiente, urbanistica-edilizia, sicurezza del lavoro. Solo tre procedimenti, per la definizione degli interventi in questi settori: non più un solo front-office della Pubblica amministrazione
2)Riforma della legge sugli appalti, con l’introduzione di vincoli di qualità, impatto ambientale e innovazione. Sia sugli appalti sia sulle commesse pubbliche proponiamo la riserva del 30% per le PMI
3)Potenziamento dell’utilizzo del silenzio-assenso con destinazione delle risorse ai controlli Sperimentazione dell’Agenzia per le imprese nel suo ruolo di garante terzo, collegandola a un forte potenziamento dei controlli
4)Processo civile telematico ampliato a tutto il territorio italiano


Pagamenti

1)Revisione del patto di stabilità interno:  una nostra proposta di legge prevede lo spostamento del peso del patto di stabilità per gli Enti locali dal deficit alla riduzione del debito e misure compensative di risparmio sulla spesa per l’acquisto di beni e servizi da parte delle pubbliche amministrazioni centrali
2)Compensazione crediti e debiti delle PMI con la P.A. (naturalmente nel pieno rispetto dei vincoli di finanza pubblica)
3)Nuova regolamentazione sui pagamenti tra privati e istituzione di una snella autorità per i prezzi e la trasparenza, recepimento delle direttive europee, come già previsto dalla proposta Beltrandi-Misiani


Banche

1)Aggiornamento della moratoria dei debiti delle imprese con l’introduzione del lavoro autonomo e delle professioni mediante accordi con i fondi di garanzia territoriali, finalizzati al riassetto del debito, alla riconversione dei processi e dei prodotti e al co-finanziamento di fondi territoriali che dotino le imprese di “manager temporanei” per nuovi business plan o per la gestione delle fasi a maggior valore aggiunto dell’impresa
2)Fondo di garanzia: consolidamento del finanziamento nazionale e territoriale, previsioni di accesso alle professioni, start-up e avvio delle reti d’impresa
3)Revisione dell’impostazione di Basilea 3 con l’introduzione urgente di sistemi di valutazione (rating) che si orientino alla reale capacità di stare sul mercato delle aziende e che privilegino le reali possibilità di successo del business


Il capitale paziente

Interventi da realizzare con le risorse pubbliche già previste e capitale privato

Potenziamento dei CONFIDI

Fondi di garanzia territoriali e fondi regionali di microfinanza pubblico/privato destinati al credito per le PMI del territorio, alimentati con l'emissione di obbligazioni e azioni da parte delle aziende nei distretti e nelle reti (Finanziaria 2009); fondi regionali di venture capital come quelli sperimentati in Francia sul capital gain
Fondi rotativi pubblico privato (usando i fondi già esistenti delle Regioni) imprese, società/fondazioni per trasferimento tecnologico
Finanziamento minimo a 7 anni

LO SVILUPPO CHE VOGLIAMO: L’ALLEANZA TRA IL PD E LE PMI

Reti e distretti d’impresa
1)Accordo ABI sul riconoscimento delle reti d’impresa come soggetto attivo
2)Promozione dell’internazionalizzazione delle reti e delle reti impresa-servizi
3)Favorire l’integrazione tra imprese, servizi e professioni apportando nuove competenze


Innovazione

A parità di spesa riconversione di tutte le risorse a fondo perduto già previste, sia nazionali sia regionali, a copertura del credito d’imposta finalizzato a ricerca, sviluppo di nuovi prodotti, di nuovi processi e di nuovi servizi


Internazionalizzazione

1)Favorire l’apertura e l’avviamento di sedi commerciali all’estero (solo finalizzate alla vendita, non alla produzione)
2)Credito d’imposta per l’internazionalizzazione, rafforzato nel caso di reti d’impresa, finanziandolo con la riconversione delle risorse a fondo perduto già previste, sia nazionali che regionali
3)Unificare gli strumenti sul piano nazionale
4)Introdurre a livello nazionale una cabina di regia delle iniziative dei territori
5)Legge quadro nazionale a supporto dei processi di internazionalizzazione: un testo unico che razionalizzi strumenti ed enti che operano in materia favorendo le iniziative per le internazionalizzazione delle imprese
6)Accordi regionali con il MSE per sostenere azioni promozionali all’estero e potenziamento dell'offerta, con particolare riferimento alle reti d’impresa
7)Fondo nazionale per aiuti diretti all'internazionalizzazione delle PMI
8)Inquadramento delle azioni di internazionalizzazione delle PMI italiane in una cornice europea


Costituzione avviamento di nuova impresa
 
1)Contratto di avviamento ad attività imprenditoriale
2)Riduzione delle tariffazioni di notai/contabili e dei costi dei servizi bancari all'interno dei costi ordinari di costituzione e start-up
3)Creazione del meccanismo di “riconversione” di casi aziendali in difficoltà (leverage buy-out manageriale o dei lavoratori, comprensivo di possibilità di riconversione settoriale) nei territori (“investiamo sulle risorse territoriali”)


Capitale umano e formazione

1)Innalzare l’obbligo scolastico
2)Favorire la formazione permanente dei lavoratori/imprenditori delle microimprese
3)Introdurre dei “contratti di esperienza-lavoro”
4)Sostenere la formazione (rimodulando le risorse già previste) orientata all’avviamento autonomo di impresa o attività professionale e alla trasmissione di impresa fra generazioni
5)Sostenere la formazione per affiancamento, improntata all’obiettivo di “riportare la formazione nel luogo di lavoro”
6)Sostenere la formazione post-universitaria
 

Nuove professioni: la proposta del Pd
 
1)Annullare il ritardo accumulato dalla legislazione del mondo dei lavoratori autonomi e dei professionisti rispetto ai lavoratori dipendenti
2)Scongiurare ogni omologazione con le normative tradizionali del diritto del lavoro costruite sul modello fordista del lavoro dipendente
3)Introdurre una proporzionalità tra le regole del lavoro dipendente e il lavoro autonomo
4)Tener conto del rapporto di sussidiarietà fra le fonti: il quadro dettato dalla legge deve lasciare spazio all’autonomia collettiva delle categorie interessate e, per i soggetti in grado di negoziare in proprio, alla contrattazione collettiva
5)Riformare il sistema degli ammortizzatori sociali con estensione delle tutele ai lavoratori autonomi, ai professionisti e ai piccoli imprenditori
6)Non annullare le specificità della categoria dei lavoratori autonomi (tutele, incentivi, esigenze comuni di questi soggetti); valorizzare e riconoscere il loro lavoro

 

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